CALCIOPOLI E LUCIANO MOGGI: ENNESIMO SCANDALO ALL’ITALIANA

La triade: (da sx) Roberto Bettega, Luciano Moggi e Antonio Giraudo
La triade: (da sx) Roberto Bettega, Luciano Moggi e Antonio Giraudo

L’accusa per associazione a delinquere, di cui dovevano rispondere Luciano Moggi e Antonio Giraudo, è caduta in prescrizione. Il che non vuol dire che i fatti non fossero veri e i due ex dirigenti innocenti, ma solo che ormai è passato troppo tempo e i reati sono prescritti. Dopo la sentenza della Cassazione ormai non si può fare nulla. A essere condannato è stato solo l’ex arbitro De Santis.

Ma questo è solo l’ultimo ridicolo tassello che mancava per chiudere una delle storie calcistiche più imbarazzanti del nostro Paese. Ricapitoliamo i fatti:
E’ il maggio del 2006 e la Juventus si appresta a vincere l’ennesimo scudetto della sua storia. Alla guida della squadra c’era Fabio Capello che poteva contare su tanti campioni (tra i quali si ricordano Buffon, Thuram, Cannavaro, Emerson, Nedved, Del Piero, Ibrahimoviç e Trezeguet). Era probabilmente la rosa più forte mai creata dalla triade di Moggi, Giraudo e Bettega. Ma mentre la squadra di Capello vinceva, la sua dirigenza perdeva clamorosamente punti agli occhi della giustizia italiana. Nel novembre del 2004 era partita un’inchiesta, denominata Offside, che due anni dopo sfociò nel più grande scandalo sportivo italiano, Calciopoli.

A partire dalle registrazioni di telefonate effettuate da Luciano Moggi, gli inquirenti hanno accumulato negli anni prove a sufficienza per dimostrare che egli aveva creato una fitta rete di conoscenze e amicizie, con l’intento di manipolare i campionati di calcio, ma anche altri aspetti della vita italiana. Moggi si è avvalso per anni di giornalisti, dirigenti, finanzieri, procuratori, arbitri, per condurre un gioco nel quale il protagonista era lui. Per capire la portata del controllo esercitato dalla Triade in quegli anni si guardi con attenzione il film-documentario disponibile su Youtube dal nome “Operazione Offside”, nel quale vengono mostrate tutte le intercettazioni chiave dell’inchiesta.
All’indomani dello scandalo l’Italia del calcio sembrava potesse subito ripartire. Eravamo diventati Campioni del Mondo dimostrando al mondo intero come si reagisce a una batosta. Cosa a cui, del resto, non siamo nuovi. Ma oltre che dal punto di vista calcistico, l’Italia sembrava potesse ripartire da una ritrovata voglia di giustizia, per lo meno in ambito sportivo. I processi si fecero sempre più numerosi e i capi d’accusa volavano. Numerosi iscritti della FIGC comparvero nelle procure italiane. Addirittura partì un’inchiesta supplementare che si poneva l’obiettivo di sgominare un enorme giro di scommesse illecite che si aggirava intorno al mondo del calcio; cosa che fu ampiamente dimostrata, anche tramite molteplici testimonianze di pentiti.

Ma la giustizia italiana è lenta e priva di forza. Inizialmente furono condannate le squadre che erano chiaramente coinvolte nelle intercettazioni. A pagare di più fu la Juventus (Serie B e penalizzazione di 30 punti, poi ridotti a 9) e la Triade (indagata per associazione a delinquere, frode sportiva e altri capi), mentre se la cavarono con poco: Milan, Fiorentina e Lazio e i rispettivi dirigenti, che oggi sono ancora lì impuniti.
Già da qui si evince come in realtà non fosse cambiato nulla. In una società rispettabile e giusta, tutti coloro coinvolti nello scandalo sarebbero stati condannati e allontanati dal calcio, in modo chiaro e inequivocabile. Ma non fu così. Dirigenti che erano stati scoperti nell’intento di combinare partite restarono ben saldi al loro posto. Calciatori squalificati per un breve periodo di tempo e poi liberi di tornare a giocare come se niente fosse. Attori del processo in corso che, anche se interdetti come Moggi, saltano di salotto in salotto parlando dello sport che hanno infangato per anni. E lo strano, ma ormai naturale, silenzio su un caso deplorevole come questo.
Del resto, in un paese dove un politico non può essere accusato nemmeno per prostituzione minorile (figuriamoci per capi d’accusa più gravi), dove ci si fanno leggi ad personam con grande velocità mentre la legge anti-corruzione è bloccata in Senato da oltre 2 anni, cosa sarà mai una semplice associazione mafiosa intenta a comandare il calcio?

Antonio Di Pietro, ex procuratore dell’inchiesta più famosa della storia italiana, Tangentopoli, ha così dichiarato: “Come al solito mettono le guardie quando i ladri sono scappati: oggi è stato presentato il disegno di legge per allungare i tempi della prescrizione e proprio oggi sono scaduti i tempi per processare Moggi.”
Il problema è esattamente questo. Invece di andare avanti e cercare di snellire i tempi giuridici, o cercando di contrastare il dilagante uso del rinvio a giudizio e dei ricorsi, noi cerchiamo di allungare i tempi. Moggi è stato condannato inizialmente (nel 2011, 7 anni dopo l’inizio dell’inchiesta) a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Pena ridotta nel 2013 a 2 anni e 4 mesi e ora cancellata. I suoi legali hanno puntato sin dall’inizio alla prescrizione e hanno vinto in pieno. Possibile mai che non si è trovata la forza necessaria per far si che la giustizia facesse il suo naturale corso?
Nonostante tutti i vari gradi di giudizio lo avessero dichiarato colpevole, Luciano Moggi può tornare a parlare da uomo libero da accuse. “Voglio andare alla Corte Europea per ritornare nel calcio- dice- Mi pare sia rimasto in piedi ben poco, un’associazione con un solo arbitro è davvero strana… pur avendone indagati e poi rinviati a processo una venticinquina. Poi si sono agganciati alla Gea, che è stata assolta. In nove anni hanno stabilito che il campionato era regolare, il sorteggio era regolare e le comunicazioni esclusive non c’erano. Alla fine, hanno messo in piedi una cosa che in piedi non stava, una pistola senza munizioni…”.
Una presa in giro bella e buona per le istituzioni italiane calcistiche e non, a cui ci si è abituati troppo facilmente, tanto da non meravigliarsene più.

È importante chiarire che questo non è un articolo contro Juventus o pro altre squadre. Moggi è stato sì l’emblema dei bianconeri e artefice della vittoria di alcuni campionati juventini, ma la sua carriera parte da molto lontano e poggia su numerosi dirigenti sportivi, tutti coinvolti in quella che dagli inquirenti è stata ribattezzata Cupola.

Moggi iniziò la sua carriera nella Juventus, dove fu sbattuto fuori dall’allora presidente Boniperti che non lo fece nemmeno entrare in sede. Poi andò alla Roma, dove fu cacciato nel 1979 dallo storico presidente Dino Viola per aver combinato l’arbitraggio di un Roma – Ascoli finito 1-0 e scoperto dai dirigenti ascolani che videro Moggi a cena con la terna arbitrale. Dalla sua pagina Wikipedia si legge che nel 1991, quando era al Torino dopo l’esperienza con il Napoli di Maradona, fu inquisito per illecito sportivo e favoreggiamento alla prostituzione. In occasione delle partite casalinghe di Coppa UEFA della squadra granata, Moggi si occupava dell’ospitalità della terna arbitrale, fornendo loro prostitute in cambio di arbitraggi favorevoli. Le prestazioni erano pagate dal Torino attraverso fondi neri. In quel caso, il suo collaboratore Pavarese si assunse le responsabilità e Luciano Moggi fu prosciolto.
È evidente dunque come il problema nel sistema calcio non sia la presenza di una determinata squadra, o la potenza che questa possa esercitare. Il dilemma più grave, a cui non sembra esserci soluzione, è come togliere dal calcio le persone come Moggi. Che sono ancora tante.

Il calcio, ancor di più in questo caso, è lo specchio del nostro paese. Istituzioni che non funzionano, governatori corrotti e decadimento graduale di valori. Tutto ciò in un’ottica che non tiene conto del cittadino-tifoso medio, che si sente preso in giro sia nella vita di tutti i giorni, sia in quella parallela della domenica. Questo articolo non vuole sembrare denigrante verso l’Italia, tutt’altro. L’obiettivo di queste righe è di smuovere la coscienza di quei tifosi, di quei cittadini, che non riescono a capire la gravità di una sentenza come quella di Calciopoli. Perché gli italiani non meritano di continuare a essere presi in giro.

A cura di Vincenzo Ricciardi.

CALCIOPOLI E LUCIANO MOGGI: ENNESIMO SCANDALO ALL’ITALIANAultima modifica: 2015-03-26T12:24:00+01:00da sportstation
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