DIRTY SOCCER, E CHI SI STUPISCE PIU’?

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Un nuovo, inquietante capitolo della storia scandalistica sportiva del nostro Paese. Dopo Calciopoli e Scommessopoli, il nostro calcio credeva di aver sconfitto i propri nemici. E ora si ritrova scandalizzato e ferito. A sorprendere maggiormente gli addetti ai lavori, in questo caso, è la presunta partecipazione delle cosche mafiose alle combine delle partite di calcio.

IL FATTO- La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha disposto circa 50 fermi nei confronti di vari tesserati, tutti di Lega Pro e Serie D, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Quello che emerge dall’inchiesta della Procura calabrese è terrificante. Decine di partite dei campionati suddetti sarebbero state combinate fra i vari dirigenti, giocatori, presidenti sotto la pressante mano di associazioni a delinquere straniere e non. In particolare, la ‘Ndrangheta, sempre in prima linea sul gioco d’azzardo, avrebbe esercitato il proprio potere su tutto il territorio nazionale per alterare i risultati delle partite. Il motivo è banale. Le scommesse sportive hanno aumentato esponenzialmente il proprio giro di affari negli ultimi anni, e le mafie non hanno tardato ad accorgersene.

DIRTY SOCCER O DIRTY ITALY? – Il pm di Catanzaro ha spiegato egregiamente nel decreto di fermo il perché l’inchiesta abbia preso il nome di “Dirty Soccer”: <<Un mondo malato, quello del calcio – si legge – gestito dagli indagati, dove la fragilità di giocatori, sedotti dal mito del guadagno rapido e facile, si intreccia con la spietatezza di scaltri dirigenti sportivi e con la criminalità organizzata, passando attraverso l’indifferenza delle società calcistiche>>. Il particolare più raccapricciante venuto fuori dall’inchiesta, è che tutti sapevano delle combine tra le squadre, tutti sapevano chi imbrogliava e chi scommetteva, ma nessuno diceva nulla. Ciò è dovuto agli scandali passati. Ormai è diventato così normale scommettere illegalmente nel calcio che gli addetti ai lavori non si sorprendono più. Questo atteggiamento è lo specchio di un Paese che fa finta di indignarsi di fronte a offese morali o atti illegali. Come nel 1992, quando gli indagati di Tangentopoli non capivano perché erano messi alla gogna, perché le tangenti le usavano tutti, o come nei casi delle recenti dichiarazioni omofobe di Belolli, dove l’opinione pubblica si è (veramente?) particolarmente sdegnata.

LE SOLUZIONI- Considerando che non si deve combattere un fenomeno unico, ma una mentalità ormai consolidata nel panorama calcistico italiano, le soluzioni non sembrano a portata di mano dei vertici della Federazione. Sicuramente serve più potere alla giustizia ordinaria, così come richiesto a gran voce dal presidente della Lega Calcio Tavecchio, ma non ci si può fermare solo a questo. Il calcio necessita di precise commissioni che verifichino accuratamente il regolare svolgimento dei campionati e il comportamento dei suoi tesserati, per non continuare a perdere di credibilità agli occhi di chi il calcio lo alimenta, ovvero i tifosi.

Per iniziare, sarebbe utile togliere il calcio non professionistico dai palinsesti delle agenzie di scommesse sportive. In campionati dove i fatturati sono infinitesimamente più bassi rispetto a quelli professionistici, è facile essere attratti da guadagni facili e rapidi. Tutt’al più in Italia, dove non è solo facile, ma addirittura normale, che l’occasione renda l’uomo ladro.

 

Vincenzo Ricciardi

DIRTY SOCCER, E CHI SI STUPISCE PIU’?ultima modifica: 2015-05-23T00:02:42+02:00da sportstation
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